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Diari dalle labbra scarlatte: V. Woolf, S. Plath e A. Merini si incontrano tra le pagine di un diario. Intervista a Maria Filograsso

filograssodiariesofscarletlipsimageQuando il teatro incontra la poesia non può che nascerne qualcosa di suggestivo e, come in questo caso, addirittura evocativo. È ciò che accade nello spettacolo Diari dalle labbra scarlatte, in cui l’interpretazione e il pathos che l’attrice e sceneggiatrice Maria Filograsso dimostra, evocano lo spirito di tre grandi nomi della poesia, Virginia Woolf, Silvia Plath e Alda Merini, tre donne le cui vite si mescolano tra le pagine di un diario, quello di un’unica donna. È una donna senza tempo, quella che l’attrice pugliese vuole raccontare, forse ancora distante dagli ideali di oggi, ma sicuramente una donna libera. A sublimare la performance, la scelta musicale a cura di Giovanna Mercanti alias Vanna; un sodalizio femminile che porta in scena voci di donne e storie di donne che, in un’unica esibizione e con un’unica attrice, omaggiano figure femminili distanti per luoghi e tempi, ma vicine per ideali e libertà.

Diari dalle labbra scarlatte, le opere e le vite di tre donne di epoche e terre diverse si incontrano per raccontare attraverso le pagine di un diario la vita di una sola donna. Da dove nasce l’idea e qual è la donna che porti in scena?

L’idea è di parlare della donna libera. Io sono un’appassionata di poesia e dell’argomento “donna”, da qui è nato l’hashtag #donnesenzacatene. Parlo della donna indipendente, che vuole scrivere, che vuole leggere. Parlo della donna scardinata da tutti i luoghi comuni, anche da quelli che sono stati attribuiti a queste poetesse, come la malattia mentale, che per loro è stata una specie di bollino che le ha identificate come delle folli. In realtà, loro rivendicavano solo la propria identità di scrittrici e di artiste, anche se hanno avuto delle vite difficili, piene di pensieri, piene di filosofare, direi, su questioni importanti.
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È una donna che trova collocazione nel tempo moderno?

C’è ancora molto da fare. L’ultima attivista brasiliana (Marielle Franco, assassinata alcuni giorni fa, ndr) rappresenta sicuramente la donna libera, la donna che non è lo specchio dell’uomo. Una donna libera e indipendente, oggi, non deve necessariamente ambire al modello maschile, ma rivendicare il proprio lato femminile, la diversità come qualità. Queste donne avevano dei figli e scrivevano: perché una donna oggi non può essere un’artista o una manager e contemporaneamente essere madre di famiglia o scegliere di non esserlo? È di questa donna che vorrei parlare, e della possibilità che la donna possa essere libera di essere tale, in tutti i colori che le appartengono, e sono tantissimi…

Alda Merini, Sylvia Plath e Virginia Woolf sono l’anima di questo diario. Le accomunano maggiormente le labbra scarlatte, il loro tormento o la voglia di sopravvivere a se stesse attraverso la poesia?

Assolutamente la voglia di sopravvivere attraverso la loro poesia. Ho individuato le labbra scarlatte come fil rouge, attraverso un’analisi un po’ effimera che ho fatto, se così si può dire (ride, ndr). Alda Merini adorava i rossetti, ne usava di sgargianti, portava unghie dipinte, ma anche Sylvia Plath era una donna meravigliosa che usava il rossetto. Alda Merini, addirittura, ha dedicato una poesia a Sylvia Plath, quasi fossero maestre l’una dell’altra. Ovviamente la prima ad aver iniziato tutto, ad aver scritto un manifesto del femminismo, oserei dire, è Virginia Woolf che scriveva in una stanza tutta per sé. Ad un certo punto della performance lo dico, “se due sessi non sono sufficienti, come potrebbe esserne sufficiente uno solo?“. Al giorno d’oggi questo sarebbe un punto da analizzare, se pensiamo alle teorie sui gender ci sarebbe tanto da dire ad esempio.

Qual è il criterio con cui hai scelto queste tre donne?

Mi sembrava che fosse un’unica donna a parlare, come se avessero un flusso di coscienza che, poeticamente, le abbracciasse tutte. Come se in fondo, magari in un altro tempo e in un’altra era, Virginia Woolf avesse potuto scrivere qualcosa di Sylvia Plath, così come avrebbe potuto fare Alda Merini.

filograssodiaridallelabbrascarlatte3Un’impronta femminile segna questo progetto, mentre l’uomo in che misura trova spazio?

Pier fu il mio grande amore e manicomio, un amore fatto solo di sentimento, ma non per questo fu meno grande“. L’uomo trova spazio, ma in tutte le sue forme. Alda Merini ne parla in modo molto carnale, Sylvia Plath a volte è arrabbiata. L’uomo, allora, trova spazio nella performance perché la donna abbraccia anche la figura dell’uomo, come padre, come amante, platonico e carnale, ma anche come fonte di ispirazione.

L’uomo ha avuto un ruolo anche nei tormenti di queste donne, che in alcuni casi sono precipitati nel suicidio?

È come dire che Cesare Pavese ha scritto poesie d’amore così belle solo perché fosse tormentato. Non mi piace pensarla in questo modo. Non credo che Pavese o Fernando Pessoa abbiano scritto poesie d’amore solo perché avessero una musa e penso altrettanto di queste tre donne, loro avevano qualcos’altro. Garcìa Lorca direbbe di loro che hanno quel tormento che in realtà non è un tormento di distruzione, ma un tormento artistico che si chiama duende, che ti fa muovere qualcosa dentro, che ti induce a scrivere.

Hai deciso di portare in scena la donna attraverso la poesia, ma nella società 2.0 la poesia riesce a sopravvivere ad un pubblico non così abituato? E soprattutto, la poesia riesce ad adattarsi al teatro come la prosa?

Al giorno d’oggi la poesia diventa una specie di atto di ribellione. Oggi c’è anche la volontà di imporre l’ascolto della poesia e di farla vedere al pubblico, così come c’è da parte mia la voglia di dire: leggiamo, apriamo un libro, potrebbe capitarci qualcosa di interessante. Un libro è un teatro, tutto tuo, solo tuo e sempre diverso ogni volta che lo apri. Per questo ho scelto e scelgo la poesia nelle mie performance. Questa è anche un’identità performativa attraverso cui trasformare un semplice reading in una performance. In un altro spettacolo che sto portando in scena in questo periodo (Verso Scordato – Performance Beat, ndr) ad esempio, omaggio alcuni scrittori e poeti della beat generation che hanno determinato tutta la contro-cultura e che rappresentano ancora molto per la letteratura. La poesia è il tempo in cui vivo, il tempo che dedico all’altro, che dedico a me. La poesia è come i puntini di sospensione quando scriviamo, una specie di tempo sospeso.

filograssodiaridallelabbrascarlatte1Un diario di una sola donna e raccontato in musica e parole da altre donne. Maria Filograsso, sceneggiatrice ed interprete e Giovanna Mercanti (Vanna) per la selezione musicale, da dove nasce il vostro sodalizio? E la musica scelta quale punto di contatto ha con le tre autrici e con la donna portata in scena?

Ho collaborato prima con Paola Durante, poi ho scelto di lavorare ancora con una donna, per feeling. Le musiche sono cambiate, prima erano eseguite dal vivo, questa volta sono su base registrate e ci sono scelte di donne particolari come Patty Smith o Björk. Vanna fa parte del collettivo Blue Wave, abbiamo fatto insieme una performance sui poeti maledetti in cui è stata inserita anche la sua scrittura. Ci conoscevamo già da un po’, ma quando abbiamo collaborato in Calici maledetti, ho pensato che la persona ideale per Diari dalle labbra scarlatte fosse lei. Vanna ha accettato volentieri e ha fatto ottime scelte musicali, mi piacciono tantissimo le sperimentazioni che ne sono venute fuori. Oltre al fatto di essere delle donne, i testi spesso richiamano alla poesia che porto.

Come si svolge e come è strutturato lo spettacolo?

Lo spettacolo non è un reading, ma una performance in cui il pubblico vede una donna che decide di scrivere e che al termine dello spettacolo trova una sorta di redenzione negli stessi versi che pronuncia: “Ho concimato due terre, una non mi ha dato nulla, ma l’altra mi ha dato l’alloro“. Questa frase conclude lo spettacolo, ma conclude anche il senso del lavoro poetico e di questo tentativo, un po’ ribelle, di ostinarsi con la poesia. Qualcuno dice che sono ostinata, vorrei continuare ad esserlo. La scenografia invece cambia a seconda del posto che ci ospita, ma c’è sempre lo specchio. Gli specchi sono essenziali alle donne, non sono solo un involucro che ci serve per la nostra bellezza esteriore, anche questi hanno una storia e si ricollegano con noi per vedere dentro di noi.

Rispondi ad una domanda che vorresti farti.

Mi auguro di poter fare, prossimamente, un lavoro di riscrittura teatrale con me alla regia e una decina di attori in scena.

La pagina facebook di Maria Filograsso, tramite la quale potete aggiornarvi sulle prossime date dello spettacolo: https://www.facebook.com/filograssomaria/

COSIMO GIUSEPPE PASTORE

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