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Recensione: MASSIMILIANO NUZZOLO - Fratture PDF Stampa Email
Domenica 02 Settembre 2012 18:56
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Cos’è l’anima e dove si trova? È immateriale o tangibile e reale? E se è reale può anche rompersi e fratturarsi?

Frattura è un termine di uso comune nel linguaggio quotidiano e di certo l’immagine che nell’immediato affiora alla nostra mente, non essendo questa voce apparentemente ricca di valori semantici differenziati, è quella della rottura di un oggetto, o comunque nello specifico, di un qualcosa di palpabile e materiale che si danneggia e che per questo cessa, momentaneamente o per sempre, di presiedere alle funzioni alle quali era destinato. Tutto si rompe, vetri, macchine, ossa. E qualcosa, a volte, può essere riaggiustato.

In Fratture, di Massimiliano Nuzzolo, scrittore e produttore musicale già noto per alcuni titoli (L’Ultimo Disco Dei Cure, Tre Metri Sotto Terra, Brevi Poesie Degli Amori Tramontati e curatore della raccolta di racconti musicali La Musica è Il Mio Radar recensita da I Think qui: http://www.ithinkmagazine.it/libri/2844-recensione-aavv-la-musica-e-il-mio-radar.html),  le fratture di cui si parla sono altre, sono quelle dell’anima. Sì, perché anche l’anima può fratturarsi. Al pari di ogni altra materia, può lacerarsi, e ogni lacerazione è un’interruzione.

Quando l’anima si infrange qualcosa nell’esistenza si interrompe; attraverso le crepe della fenditura  si crea il vuoto e il vuoto genera paura; allora deve necessariamente intervenire la Vita a riempire quegli spazi e suturare la ferita, affinché l’anima possa ripararsi e continuare ad esistere.

È esattamente questo processo di “ricostruzione” che descrive Nuzzolo nel suo  intrigante romanzo Fratture dove due anime “interrotte” si incontrano e si amano, riuscendo a ricucire, al culmine del loro percorso insieme, i lembi lacerati del proprio spirito.

Thomas ha trent’anni ed è cresciuto in una affettuosa  famiglia del Nord, che non gli ha fatto mancare nulla. Ha un ottimo lavoro, un amore consolidato, diversi amici. Un giorno malauguratamente ha un incidente stradale in cui perde la memoria e da quel momento in poi ha inizio la sua “frattura”: contestualizzato in un mondo di affetti e abitudini che non riconosce, in cui  tutti si aspettano che sia quel se stesso che più non ricorda di essere, Thomas perde la cognizione della propria identità e brancola nel buio di un mondo interiore che non ha direzione.

Elisa vive a Roma, dove la famiglia benestante e ricca l’ha mandata per concludere gli studi. È un cuore in tumulto, fratturato da un senso dell’esistenza che non è possibile trovare nelle consuetudini mascherate di ordinarietà del viver quotidiano ma che, invece, può celarsi nei recessi dell’anima, qualunque cosa essa sia e ovunque si trovi nel mondo.

Elisa cerca l’anima, caparbiamente; scoprirla e immortalarla nel fotogramma fuggevole di una videocamera significherebbe già approdare ad una qualche certezza esistenziale ma Elisa non ci riesce né con alcuna macchina fotografica né con nessun artificio complesso.  

Inaspettatamente e attraverso un tanto banale quanto  inusitato  espediente,  la troverà nei bagni sporchi di un locale di una notte qualunque, momento a partire dal quale comincerà ad intessere il suo destino e la sua storia d’amore con Thomas.

Sono due solitudini che si incontrano, due “fratture” che si sanano vicendevolmente l’una attraverso il vissuto affamato di certezze e aneliti di vita dell’altra e che finiscono per completarsi del tutto in un unico  assestato pezzo. È quasi un gioco di intersezioni e completamento, che l’autore sembra aver voluto rappresentare anche nell’impianto narratologico del libro, in cui la scansione dei capitoli dapprima alterna, incrociandoli, i racconti che i due protagonisti si descrivono via telefono senza mai vedersi, e poi si conclude con il ricongiungimento finale, che rappresenta la saldatura delle fratture, l’inizio di qualcosa di nuovo. Perché si può sempre ricominciare.  

Ma è meglio fermarsi qui lasciare il resto alla curiosità dei lettori.

Massimiliano Nuzzolo ci delizia davvero con questo libro intenso, dal tocco vagamente darkeggiante (soprattutto se si considera la colonna sonora  che idealmente lo accompagna di sottofondo e che ripercorriamo attraverso le scelte musicali dei protagonisti) e dalla piacevole lettura.

Il ritmo narrativo scorre leggerissimo e delicato, senza momenti di stallo o manierismi linguistici di alcun genere; la lingua è del tutto fruibile per un pubblico eterogeneo ma soprattutto giovanile, gradevole nella sua moderna semplicità per quanto concerne le scelte lessicali. 

Scegliendo di trascurare i traboccanti sentimentalismi che, considerando il tema trattato, sarebbero stati un troppo facile e frivolo approdo, purtuttavia curando la dimensione affettiva  e sensibile dei suoi protagonisti e della vicenda narrata, Nuzzolo ci racconta una storia per ricordarci che ogni frattura  determinatasi nell’illogico viver quotidiano può ricomporsi  e costituire un punto di partenza per qualcosa di nuovo e diverso.
 

ANNARITA ZEZZA
 

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