
| Aprile 2011 - Il fascino e la pericolosità del mito |
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| Domenica 17 Aprile 2011 15:47 |
Presentato a Trani all’interno della rassegna del Circolo del Cinema di Dino Risi, il docufilm diretto da Giuseppe Sansonna, Lo Sceicco Di Castellaneta, ha riscosso notevole successo.
Interpretato da Dante Marmone, attore pugliese molto amato dal pubblico, il film girato ovviamente – come fa presagire il titolo – a Castellaneta, racconta con un misto di fiction, fotografata in un elegante e raffinato bianco e nero, e un misto di interviste agli abitanti del paese, la forza e la grande presenza del mito di Rodolfo Valentino nella città in cui ha vissuto i primi anni della sua vita, prima di diventare la star che tutti conosciamo. Raccontata con un piglio ironico e per certi versi sarcastico, la genesi e l’evoluzione del mito è vista dagli occhi di coloro che lo idolatrano perché costituisce la primaria fonte di ricchezza del paese, ma anche perché risulta motivo di grande orgoglio. Molto simpatici e divertenti gli interventi degli abitanti di Castellaneta, inframmezzati dall’opinione di alcuni studiosi o sedicenti tali, ma ancora più coinvolgente la parte incentrata su Antonio (Dante Marmone appunto), lo “scemo del paese”, che crede di essere Valentino e si comporta di conseguenza, girando per le strade vestito da sceicco o da torero, andando incontro ad una fine tragica.
Oltre ad essere piacevole e godibile, Lo sceicco di Castellaneta, allora, risulta anche un’ottima occasione per riflettere sul concetto di mito e su come spesso sfoci nella negativa idolatria, piuttosto che nella sana e sacrosanta ammirazione. ALESSANDRA CAVISI |


























