
| Una vita nel mistero |
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| Sabato 26 Marzo 2011 15:52 |
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Dopo aver girato così tanti corti di tutt'altro genere, com'è stato passare al lungometraggio e, soprattutto, ad un genere completamente diverso da quello solitamente nelle sue corde?
Il passaggio al lungometraggio non è stato traumatico, sostanzialmente perché la tecnica è sempre uguale. La difficoltà maggiore da superare credo fosse la gestione dei tempi narrativi della lunga durata. Neanche passare ad un genere diverso da quelli trattati precedentemente è stato particolarmente difficile; piuttosto ho dovuto cercare di capire qual'era lo stile di un film così particolare e adattarmi di conseguenza.
Nel racconto di questa storia ambigua e a tratti inquietante, traspare la volontà di lasciare volutamente nel mistero la natura miracolosa o meno degli avvenimenti descritti. Conferma questa impressione?
Certo.
Pur trattandosi di un racconto religioso e drammatico, è riuscito a renderlo in qualche modo angosciante. Questo perché non ha voluto allontanarsi dall'horror, la sua prima passione?
Credo di sì. Non a caso, come giustamente evidenziato nella recensione, ci sono molti passaggi ascrivibili al genere horror-fantastico.
Oltre a Friedkin, si è rifatto al cinema di qualche altro grande autore per la regia di Una vita nel mistero?
Ho studiato molto il cinema di Steven Spielberg (altro mio idolo insieme a Friedkin), soprattutto i film più realistici come Salvate Il Soldato Ryan, Shindler's List e Munich. Inoltre ho visto tanto cinema horror contemporaneo per quanto riguarda l'uso della macchina a mano.
Ha già qualche idea per il suo prossimo lungometraggio? Sarà di nuovo un dramma o tornerà sul "luogo del delitto" dedicandosi nuovamente all'horror?
Inizierò le riprese durante questo mese di Marzo; la sceneggiatura è in fase di revisione. Il soggetto è ispirato ad un racconto di Gordiano Lupi che ha scritto appositamente per il film. Sarà un lungometraggio drammatico, con marcate venature thriller. Molto crudo e realistico soprattutto. Altro non aggiungo...
Recensione: UNA VITA NEL MISTERO: MIRACOLO O SUGGESTIONE? Il signor Sormani è un fedele devoto di Padre Pio. E’ a lui che affida le sue preghiere per la guarigione della moglie malata di tumore. All’improvviso, però, comincia ad assistere a strani fenomeni... Il regista Stefano Simone, giovane e determinato, esordisce col suo primo lungometraggio che si allontana, anche se non di molto, dal genere a cui siamo abituati guardando le sue opere. Questa volta si assesta sul genere drammatico, anche se Una Vita Nel Mistero, come dice il titolo stesso, è proprio un film in cui le venature misteriose del racconto la fanno da padrone, non solo a livello narrativo, ma anche formale, stilistico e registico. I momenti più riusciti della pellicola sono quelli in cui il protagonista, e lo spettatore di rimando, si ritrovano a spaventarsi per tende che si muovono con le finestre chiuse, candele che si accendono all’improvviso, orologi che si bloccano, giornali che si sfogliano da soli, telefoni che squillano a vuoto, oggetti che prendono forme strane. Pur essendo un film che racconta di fede e speranza, Una Vita Nel Mistero non sfiora mai il patetismo e, soprattutto, l’agiografia o il bigottismo, restando quasi imparziale nella proposizione dei fatti e cercando di stupire non tanto con il cosa si racconta, ma con il come di questo racconto, fatto di inquietudine, suspense e angoscia.
Ottimi anche gli effetti speciali e il montaggio che alterna momenti più distensivi ad altri più adrenalinici, con bellissime immagini di raccordo che ci restituiscono dei paesaggi equivocamente ameni e sereni, ma attraversati da oscuri presagi.
Un cinema piccolo e indipendente, quello del sipontino Stefano Simone: un cinema che ci restituisce la speranza di poter avere arte e cultura di qualità anche nella nostra terra ricca di talenti. ALESSANDRA CAVISI |


























