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Novembre 2010 - Anno II - Numero 5 - La crisi del cinema PDF Stampa Email
Venerdì 03 Dicembre 2010 17:30
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altLa quinta edizione del Festival internazionale del film di Roma che si è conclusa il 5 Novembre, sarà ricordata non solo per il grande numero di star che vi hanno preso parte o per la bellezza dei film in concorso. C’è stato infatti un piccolo evento dentro l’evento, un “incidente di percorso” che forse in troppi hanno sottovalutato, ma che ha messo in evidenza la profonda crisi presente nell’odierno panorama cinematografico italiano, un tempo glorioso e ora - salvo le dovute eccezioni - vittima del suo stesso sistema.

Una folla di volti noti e non, tra cui registi, attori, sceneggiatori, tecnici e montatori, hanno occupato il red carpet impedendo la consueta passerella di divi che, almeno per un giorno, hanno dovuto fare a meno del loro bagno di folla.

Il motivo di questa protesta è realmente preoccupante: la crisi profonda che sta passando il nostro cinema, bersagliato dai continui tagli imposti dal governo, dal mancato rinnovo delle agevolazioni fiscali e dalla gravissima assenza di una legge di sistema (che molti altri Paesi, invece, hanno).

Al di là di ogni polemica legata al mondo della politica, di cui facciamo volentieri a meno, il problema è più serio di quello che si possa credere, proprio perché, come già detto, rischia di compromettere tutto ciò che di buono l’Italia ha fatto per la settima arte.

Come ha voluto precisare Isabella Ferrari, citando le parole di Ennio Flaiano, “i capolavori hanno i minuti contati. A due anni dal Divo sembra drammaticamente vero”.

Del resto si tratta di problematiche messe in evidenza da diverso tempo, impossibile, infatti, dimenticare le dichiarazioni di Quentin Tarantino in proposito (anche se ora sembra abbia cambiato idea): “I nuovi film italiani sono deprimenti. Le pellicole che ho visto negli ultimi tre anni sembrano tutte uguali. […] Che cosa è successo? Ho amato così tanto il cinema italiano degli Anni '60 e '70 e alcuni film degli Anni '80, e ora sento che è tutto finito. Una vera tragedia”.

Insomma, cosa aspettiamo per darci una mossa?


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