
| U.F.A.S. - Brazil - Terry Gilliam |
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| Mercoledì 18 Gennaio 2012 11:34 |
![]() U.F.A.S.: Un Film A Settimana – DA VEDERE ALMENO UNA VOLTA NELLA VITA BRAZIL – 1985 – Terry Gilliam L’apoteosi dell’immaginazione. Un viaggio in un ipotetico futuro, poi non così tanto lontano dal nostro presente. Terry Gilliam, con Brazil, ci propone di partire e addentrarci in un mondo pazzo, sconnesso, imprevedibile, come è del resto tutto il film. Gilliam, fin dall’inizio, chiede allo spettatore di firmare un contratto di adesione. L’adesione verso un tuffo spregiudicato e psichedelico nella sua visione del mondo tra qualche decennio. Chiunque abbia letto 1984 di George Orwell, riuscirà più facilmente a rispondere affermativamente alla sua proposta. Il mondo è malato. Ed è quest’ultimo il vero protagonista del film. Un mondo costruito attorno a Sam (Jonathan Pryce), colui che ci guiderà nella scoperta di questa società futuristica, gestita dalla burocrazia. Lui stesso è un impiegato del Ministero dell’Informazione. La regolare quotidianità, viene rotta da un errore burocratico, un evento mai successo prima, ovvero uno scambio di persona. Un onesto lavoratore viene scambiato per un potenziale terrorista, a causa della somiglianza dei nomi, venendo arrestato e ucciso. Sarà Sam ad indagare e a risolvere il caso. Che si complicherà quando, visitando la dimora dell’umile lavoratore, incontrerà la donna dei suoi sogni. E non è un modo di dire. Ẻ proprio la materializzazione del suo sogno ricorrente, che Gilliam ci propone frequentemente, in cui lui è un cavaliere alato che salva e ama questa misteriosa donna bionda. Nella realtà però, la donna è una terrorista ricercata. Sam deve salvarla, come nel suo sogno. Ma la realtà è sempre più complicata. Una serie di eventi assurdi, costringerà Sam ad esporsi alle severe leggi del governo. Alla fine verrà arrestato e condotto nella sala torture. Qui, però, irrompe il vero terrorista (Robert De Niro), che precedentemente aveva stretto amicizia proprio con Sam. Quest’ultimo viene, quindi, salvato e il terrorista, con l’aiuto della sua squadra, fa saltare in aria l’intero Ministero dei burocrati. Sam è salvo ma il terrorista scompare nel nulla. Prima di poter trovare la sua amata, Sam incontra sua madre (personaggio emblematico del film, interpretato da una sublime Katherine Helmond) al funerale di una sua amica, morta a causa dei troppi interventi estetici di un folle chirurgo che deforma letteralmente le sue pazienti. Sam si avvicina alla madre. Quest’ultima si gira verso di lui. Il suo volto ha le sembianze della donna di cui Sam è innamorato. Spaventato, Sam cade nella bara della defunta e precipita in un viaggio psichedelico che si conclude con l’apertura di una porta. Sam si ritroverà sano e salvo nel furgone della sua amata, pronti entrambi per fuggire dalla città e da quel mondo insano. Lieto fine? Assolutamente no. Sam è ancora nella sala torture. Ẻ stato tutto un sogno. La sua vita è finita. A causa delle torture è diventato un vegetale che canticchia il motivetto di Aquarela Do Brasil brano del 1939, di Ary Barroso. ![]() Il mondo malato ha vinto. Ẻ complicato presentare tutta la trama di Brazil in una sola recensione. L’intero film è dominato dall’assurdo. E la narrazione dell’assurdo è alquanto difficoltosa. Ma è piacevole per chi scrive (e ama queste assurdità), presentare alcune scene in cui il vero senso del film, a modesto giudizio personale, vien fuori: l’irruzione iniziale e l’arresto del cittadino innocente. Il caos e la distruzione si abbattono sull’abitazione di un povero uomo e della sua famiglia. Dei fantomatici poliziotti irrompono dal soffitto, bloccano i familiari dell’uomo e inseriscono quest’ultimo in una tuta che gli copre tutto il corpo e gli immobilizzano la testa con un collare. Si respira tensione e agitazione. Rotta dall’ingresso calmo e pacato di un uomo che legge un documento burocratico che ne spiega l’arresto e fa firmare alla moglie un paio di fogli, facendo anche dell’ironia fuori luogo. L’estrema assurdità di questa scena fa da capostipite all’intero film; l’intervento di chirurgia plastica della madre di Sam. L’impressionante lifting adoperato dal chirurgo, che “tira” letteralmente con le mani, la pelle della faccia della signora; l’attentato al ristorante. Nonostante il metal detector posizionato all’ingresso, la colazione di Sam con sua madre viene interrotta da una fortissima esplosione. Interrotta per modo di dire, perché nonostante ci siano evidenti feriti gravi e la situazione sembra gravissima, i clienti non coinvolti nell’esplosione continuano tranquillamente a mangiare e chiacchierare come se ciò che è successo sia qualcosa rientrante nella “normalità” della loro vita. Viene addirittura posizionato dal cameriere, un separé tra il tavolo di Sam e la zona coinvolta dall’esplosione; il finale, significativo dell’intero film. Tutto sembra finire per il meglio. L’uomo “diverso e predicatore di bontà” sta per avere la meglio sul mondo infettato dalla burocrazia, dalle armi, dai controlli del governo, dagli attentati, dalla falsità, dalla crudeltà. Ma è solo un sogno. Il mondo infetto ha solo infettato anche l’ultimo uomo che gli mancava di infettare... FABIO LELI
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