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Unfacebook: l'apocalisse dei social network PDF Stampa Email
Lunedì 16 Gennaio 2012 16:58
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Dopo aver confessato i propri peccati al prete di fiducia, un pedofilo, un'adultera e un truffatore si tolgono violentemente la vita. In seguito alla creazione di un social network chiamato Unfacebook, i morti cominceranno ad aumentare e non si tratterà più solo di suicidi...

Ancora una volta ispirato da Gordiano Lupi e al suo racconto Il prete, il regista sipontino Stefano Simone dirige meglio il suo cast e si trova a disposizione dei personaggi più consistenti e meglio caratterizzati. Un Simone più maturo e ficcante, insomma, quello di Unfacebook che continua il percorso nel perturbante, con un'inquietudine di fondo trasmessa tramite la mente del protagonista, ben interpretato da Paolo Carati.

Abbandonando il paranormale e il mistico del precedente lungometraggio, il regista vira più sul thriller con venature horror, ottimamente rese da convincenti effetti speciali, incorniciando il tutto con le note decisamente ipnotiche e oltremodo coinvolgenti di Luca Auriemma.

Curatore del buonissimo montaggio e della suggestiva fotografia virante quasi totalmente sui toni del blu, Simone convince sia dal punto di vista tecnico e formale, con una regia più solida e ispirata, sia dal punto di vista concettuale, con una precisa visione complessiva che amalgama perfettamente la messa in scena metropolitana e la componente visionaria e virtuale.

Il culto religioso-apocalittico del protagonista si annoda in maniera interessate al culto dei nostri tempi, quello per i social network, senza però sforare in nessun intento pedagogico o accusatorio nei confronti del fenomeno, raccontato in tutti i suoi tratti più inquietanti e pericolosi.

Nonostante il didascalismo e l'ovvietà di alcuni passaggi e la monodimensionalità di alcuni personaggi, Unfacebook dimostra ancora una volta il talento di questo giovane regista emergente che al suo secondo lungometraggio promette grandi cose per il futuro.

INTERVISTA AL REGISTA STEFANO SIMONE

Giunto al tuo secondo lungometraggio senti di aver migliorato la tua tecnica registica?
Sinceramente... non lo so. Più che altro, ho voluto dare uno sterzata per quanto riguarda lo stile. A differenza di Una Vita Nel Mistero (e di tutti gli altri corti), che è girato in stile (quasi) completamente classico, questo ha un look molto moderno, quasi da videoclip, molto nervoso, sia per quanto concerne lo stile di riprese che la fotografia. L'ho fatto per due motivi: il primo, per questioni prettamente stilistico/narrative. In secondo luogo, ho cercato di fare un film il più possibile diverso dal precedente, in modo tale che nessuno potesse instaurare paragoni o collegamenti. Per cui, rispondendo alla tua domanda, più che aver migliorato la tecnica di regia, credo di averne sperimentata un'altra.

Sei soddisfatto di quest'opera più matura e convincente?
Il mio rapporto con questo film è stato abbastanza strano: da quando ho iniziato a girarlo sino al montaggio lo amavo. Credevo fosse una cosa davvero buona e, sicuramente, anomala nel panorama italiano. Una volta finito, più lo guardavo e più non mi piaceva, nonostante l'accoglienza della critica fosse sempre più positiva. Non saprei dire cosa in particolare non mi convincesse, ma per un certo periodo l'ho odiato con tutte le mie forze, quasi al punto di disconoscerlo. Man mano poi l'ho rivalutato e credo sia un film abbastanza dignitoso, di sicuro originale e molto attuale.

In che modo intendi distribuire la pellicola?
Parteciperà a vari Festival e lo sto proponendo a molte case di distribuzione: speriamo qualcuno possa essere interessato.

A quale regista ti sei ispirato questa volta per il tuo lavoro?

Paradossalmente a due registi che con il thriller-horror hanno ben poco a che fare: Ridley Scott e Danny Boyle (anche se quest'ultimo ha girato il bel 28 Giorni Dopo). Tra i registi più "di genere", direi James Wan.

Com'è stata la prima accoglienza di critica e pubblico nei confronti di Unfacebook?
La critica lo sta accogliendo positivamente: quasi tutti sostengono che sia il mio miglior film. Stessa cosa per il pubblico; aspettiamo ora altre proiezioni.

In futuro continuerai a girare solo lungometraggi o credi che potresti tornare anche al cortometraggio?
Non so; i cortometraggi hanno rappresentato per me un'ottima palestra per imparare la tecnica e il linguaggio cinematografico ma purtroppo, a parte il circuito dei festival, non godono di un mercato, anche se il mio Cappuccetto Rosso è stato distribuito in allegato alle antologie Racconti Sepolti e Orrori Sepolti editi da Il Foglio Letterario. Potrei tornare a dirigerne qualcuno solo se fossi certo a priori di riuscire a piazzarlo sul mercato.

Domanda di rito: quali sono i tuoi prossimi progetti lavorativi?
Sto scrivendo (insieme ad altri due ragazzi) la sceneggiatura del mio terzo film. La storia è tratta ancora una volta da un racconto di Gordiano Lupi e il plot s'ispira ad un mio sogno che faccio ricorrentemente. Sarà un film estremamente particolare, difficile da ascrivere ad un genere preciso, molto onirico ovviamente, con toni bergmaniani. In più, pare ci sia qualcosa di molto grande e ambizioso nel futuro prossimo, ma è ancora prematuro parlarne...

ALESSANDRA CAVISI

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