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U.F.A.S. - Vertigo - Alfred Hitchcock PDF Stampa Email
Mercoledì 11 Gennaio 2012 14:15
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U.F.A.S.: Un Film A Settimana – DA VEDERE ALMENO UNA VOLTA NELLA VITA


VERTIGO (La donna che visse due volte) – 1958 – Alfred Hitchcock

Un vortice. Anche se letteralmente il titolo del film è riconducibile alle vertigini, Alfred Hitchcock ci catapulta in un vortice. Un vortice di passioni, sentimenti, ma soprattutto un vortice di mistero. Il mistero di una donna (Kim Novak) dalla doppia vita. La prima è quella di una moglie sposata ad un ricco imprenditore edile e la seconda è la reincarnazione di una sua bisnonna morta suicida quasi un secolo prima.

Il conflitto fra queste due personalità, ci viene smascherato dal nostro protagonista, James Stewart, nel ruolo di un poliziotto investigativo con la fobia per le grandi altezze. Incaricato dal marito della donna, scoprirà il conflitto inconscio di quest’ultima, che rivive il passato tumultuoso della defunta bisnonna, frequentando quotidianamente un museo con il ritratto della stessa, una vecchia missione spagnola in cui la bisnonna viveva, la lapide della sua tomba e poi il ponte di San Francisco e un misterioso convento.

Pedinando la donna e salvandola da un suicidio, James Stewart se ne innamora e si impegna al massimo per proteggerla dalla voglia di suicidarsi, succube dello spirito della bisnonna. Ma fallirà miseramente, dato che la donna salirà sul campanile del convento e si lancerà nel vuoto, prima che l’investigatore possa salvarla a causa delle sue vertigini. Il poliziotto cade in depressione e una volta guarito, incontra una donna che le ricorda molto la defunta Kim Novak. In realtà è proprio lei, o meglio è colei che la interpretava, ovvero un’attrice che, recitando la parte della moglie dell’imprenditore, sposò il volere di quest’ultimo, e cioè la sua morte mascherata dal suicidio. James Stewart scopre l’inganno e su tutte le furie conduce la donna sul luogo del delitto. Qui la smaschera su tutti i fronti. La donna, però, è innamorata e in fondo anche il poliziotto lo è ancora. Un bacio sembra conciliare il tutto, quando un'ombra misteriosa compare nell’oscurità del campanile. La donna spaventata cade dal campanile. L’ombra apparteneva solo ad una semplice suora. La donna muore sul colpo. Rimane il solo James Stewart, inconsapevole centro di questo meraviglioso vortice.

Fin dai titoli di testa, virtuosi e accattivanti per l’epoca, Hitchcock vuole farci girare la testa. Accompagnati dalle musiche di Bernard Herrmann, maestro assoluto delle colonne sonore cinematografiche degli anni '40 e '50, i titoli inquietano lo spettatore. La sola inquadratura del dettaglio dell’occhio, è un capolavoro di tensione e terrore.

Nel corso del film, il regista usa particolari ingegnosi per provocare confusione nello spettatore: gli specchi spopolano in molte scene e rimandano al tema del doppio, qualsiasi cosa potrebbe esserne un’altra e lo spettatore lo intuisce pian piano ma sempre con abbondanti informazioni, le quali provocano ancora maggiore suspense; la luce è decisiva nel farci notare alcuni particolari inquietanti, il volto della donna cambia a seconda della sua personalità che si manifesta nel corso del film, ad un certo punto una luce verdastra, quasi inspiegabile, la illumina di taglio, facendola sembrare quasi un fantasma; gli incubi di James Stewart, ovvero dei disegni colorati che girano in una spirale che cattura l’occhio dello spettatore quasi ipnotizzandolo, uniti a una serie di immagini inquietanti che scoprono l’inconscio squilibrato del protagonista; l’inquadratura di 23 secondi in cui è racchiuso tutto il mistero del film: James Stewart esce dall’albergo della Novak, la macchina da presa si muove verso i capelli della stessa, lei si gira e con uno sguardo in macchina assolutamente straordinario, fulmina lo spettatore, l’inquadratura si tinge di rosso, una dissolvenza incrociata ci porterà alla scena in cui verrà svelato l’inganno occorso al nostro protagonista; e infine l’inquadratura delle scale, una vera intuizione di tecnica unita ad una fantasia strabiliante, l’uso del carrello all’indietro in simultanea ad una zoomata in avanti, autentica innovazione.

Talmente innovativo, che il film all’epoca non fu un gran successo. Ma la riscoperta e la rivalutazione di questo capolavoro non è tardata ad arrivare. Alcuni dei maggiori critici lo definiscono “uno dei quattro o cinque film più profondi e belli della storia del cinema” (Robin Wood) e l’American Film Institute lo ha inserito di recente al nono posto nella lista dei 100 migliori film americani di sempre.

E allora perché non entrarci almeno una volta in questo vortice?

Buona visione.

FABIO LELI

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