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U.F.A.S. - Citizen Kane (Quarto Potere) - Orson Welles PDF Stampa Email
Giovedì 29 Dicembre 2011 15:16
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U.F.A.S.: Un Film A Settimana – DA VEDERE ALMENO UNA VOLTA NELLA VITA

CITIZEN KANE (Quarto Potere) – 1941 – Orson Welles

Nell’inaugurare una rubrica che tratterà di cinema, proponendo di settimana in settimana i film che chiunque dovrebbe vedere almeno una volta nella vita, si è deciso di alternare, di volta in volta, un film classico ad un film moderno.

Al che mi son posto una domanda scontata: “Con quale film iniziare una rubrica simile? Un film classico o un film moderno?”. La risposta non ci ha messo molto ad arrivare: Citizen Kane, meglio conosciuto in Italia come Quarto Potere. La domanda ora sorgerà in chi legge. Ho scelto Quarto Potere, per il semplice motivo che lo caratterizza più di tutti. E cioè il fatto di essere un “film solco”. Solco tra due modi di vedere e fare cinema. Solco tra il cinema classico e il cinema moderno. Diciamo un film di confine, un film che in sostanza ha cambiato il cinema, passando appunto dal classico al moderno.

Il film, visto con gli occhi di oggi, presenta una trama semplice per il nostro spettatore contemporaneo. La storia di un magnate ultramilionario (Charles Foster Kane), diviso tra il lavoro e la vita privata. E fin qui nulla di che, penseranno i più. Ma già dal tema, il regista Orson Welles compie una scelta che, per il periodo storico in cui viveva (1941), è alquanto coraggiosa. Sarebbe come, paragonandolo ai nostri tempi, girare un film critico e accattivante su Silvio Berlusconi. Ed è proprio prendendo spunto da un “Berlusconi” realmente esistito ai suoi tempi, un certo William Randolph Hearst (ultramilionario e creatore del primo e vero impero mediatico della storia dell’economia) che Welles, a quattro mani con Herman J. Mankiewicz, costruisce una sceneggiatura che rompe di fatto il rapporto con il cinema classico, complicando le cose allo spettatore, il quale non riceve più, in modo passivo, gli eventi che si susseguono cronologicamente sul grande schermo, ma è invitato in un’operazione di ricostruzione e interpretazione di ciò a cui sta assistendo.

Lo spettatore deve comporre un puzzle (oggetto che compare varie volte nel film) e affrontare per la prima volta nella storia del cinema, un protagonista che è morto, che non vive al presente, ma solo al passato.

Anche le tecniche di ripresa e di montaggio sono di assoluta innovazione. Orson Welles si impossessa del piano sequenza, e costruisce inquadrature avveniristiche. Posiziona la macchina da presa in posizioni soggettive, usa carrelli e dolly in modo da coinvolgere lo spettatore, che si sente parte del racconto, perché può guardarlo da postazioni privilegiate. alt

Il montaggio è poi essenziale nel film di Welles, unico mezzo per riuscire a coprire l’intera vita di Kane, con abili ellissi temporali. Celebre e divertentissima, la sequenza del primo matrimonio, in cui ci vengono mostrate il susseguirsi delle “colazioni” tra Kane e sua moglie nel corso degli anni, e di come cambi il rapporto tra i due, fino poi al conseguente divorzio.

Infine la fotografia, sempre funzionale al racconto. Giocando con luminosità e ombre, Orson Welles riesce a sfruttare la luce, dandole un importanza straordinaria e necessaria allo spettatore.


Il film comincia in maniera confusa, lo spettatore non sa ancora immergersi appieno nella storia.

Il primo evento a cui assiste, è la morte, condita con l’ultima parola (Rosabella) del protagonista, il quale vivrà, nel corso del film, attraverso i ricordi di chi ha vissuto con lui. Un cinegiornale ci presenta una breve biografia del personaggio, e sarà proprio un giornalista, autore di questo servizio, a guidarci alla scoperta della vita di Charles Foster Kane, intervistando e indagando i vari personaggi che si susseguono, tramite ampi flashback, alla ricerca del significato di quell’ultima parola pronunciata sul letto di morte: “Rosabella”.

Alla fine lo sappiamo, Kane muore, è morto, o morirà. Comunque la fine la conosciamo. Ma ciò che ci tiene incollati allo schermo, è la ricerca del motivo per cui un multimilionario che può avere e comprare qualsiasi cosa lui voglia, sia allo stesso tempo triste, solo e mai realmente felice. Incapace di amare, riesce ad affezionarsi solo alle “cose”, che conserva nel suo immenso castello, in cui morirà solo, pensando all’unica cosa che davvero gli è mancata nella sua vita. E cioè Rosabella.

Se la voglia di scoprire cosa sia Rosabella, non vi ha ancora invogliato alla visione di questo capolavoro, allora spero di convincervi con la definizione che ne fa l’American Film Institute: “il miglior film americano di tutti i tempi”. Avete ancora dei dubbi?

Buona visione.


FABIO LELI

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