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DREAMLAND: terra di sogni o di incubi? PDF Stampa Email
Sabato 20 Agosto 2011 13:20
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Quante volte ci siamo lamentati del fatto che in Italia le produzioni cinematografiche stiano vivendo un periodo di stallo dal quale sembrano impossibilitate ad uscire? Tante. E decisamente troppe sono le produzioni fatte con lo stampino, con un metodo che potrebbe ricordare le migliori catene di montaggio. Manca la voglia di osare? Indubbiamente sì. Ma è anche vero che a volte è più rassicurante essere consapevoli del fatto che il nostro cinema si sia adagiato su se stesso, piuttosto che venire a conoscenza di progetti che, sul serio, non hanno motivo di esistere.

Molti di voi conosceranno già il soggetto di questo discorso: si tratta di Dreamland – La Terra Dei Sogni, pellicola diretta da Sandro Ravagnani, recentemente distribuita nelle nostre sale e che, perlomeno sulla carta, si propone come “Il film che scriverà una pagina di storia del cinema italo-americano”.

Una facile battuta potrebbe suggerire che la pagina in questione sia in realtà la peggiore, ma si tratta pur sempre di una magra consolazione, perché in questo caso c’è veramente ben poco da ridere. Basta infatti dare un’occhiata distratta al trailer del film, diventato nel giro di pochissimo tempo uno dei più bersagliati in rete, per rendersi conto che, di fronte a quei pochi minuti, l’unica cosa a cui si assiste è la morte di quel cinema che ha reso grande il nostro Paese.

Sono troppo melodrammatico? Non credo, ma fondamentalmente gran parte di questa rabbia è dovuta ad un fatto particolare: la Provincia di Barletta, Andria e Trani, infatti, ha patrocinato e sostenuto la pellicola con 10.000 euro e, come se non bastasse, anche la Apulia Film Commission, una fondazione il cui intento dovrebbe essere quello di promuovere e aiutare il cinema del nostro territorio, ci ha messo del suo, nello specifico 20.000 euro. Una cifra modesta per quanto riguarda una produzione cinematografica (anche se in realtà, la produzione ha dichiarato che il budget effettivo del film gira intorno ai 4,6 milioni di euro e viene sul serio da chiedersi che fine abbiano fatto, a questo punto, tutti questi soldi), ma che sicuramente poteva essere spesa meglio.

Nato con diversi intenti, tra cui quello di diventare un immenso “spottone” del nostro territorio, Dreamland – La Terra Dei Sogni si è rivelato quello che è: un’immensa bolla di sapone, stroncata, giustamente, da critica e pubblico (tra le tante recensioni diffuse online c’è chi parla di “una messa in scena sgrammaticata e pericolante che omaggia la mitologia sportiva”).

Cosa rimane dunque di quei quasi 5 milioni di euro spesi in nome della “settima arte”? Un titolo che presto diventerà uno di quei cosiddetti “scult”, che farà la gioia di tutti gli amanti del trash più estremo e che, a quanto pare, porterà “alto” il nome del nostro Paese in giro per il mondo. Come ha infatti ammesso lo stesso regista, il film è stato “doppiato anche in portoghese per il mercato brasiliano”.

Certo, fiutando qualcosa nell’aria, ha anche fatto alcuni pronostici sugli incassi: “Devono entrare 2,5 milioni di euro. Altrimenti sono c...”. A questo punto credo proprio di sì. E belli amari anche!


Per guardare il trailer: www.youtube.com/embed/-OsuchUxzdc


FILIPPO MAGNIFICO

Commenti (3)
  • Sebastiano Ravagnani  - LA VERITA' SULLA PRODUZIONE DREAMLAND SU 400 CAL

    1) Giustamente lei lamenta il fatto che molti di quelli che stroncano il suo film non lo hanno visto.
    Ci dia una sua personale definizione di Dreamland.
    Un film sportivo, una fiaba, una commedia?
    Cos'è e cosa rappresenta per lei?

    Dreamland La terra dei sogni è la mia vita. Dal 1970 faccio il pendolare tra l’Italia e gli Stati Uniti d’America. Nel 1961, dopo la morte di mio padre Alberto, uno dei fondatori della Agenzia giornalista Ansa in qualità di giornalista telescriventista in prima linea in Africa, morto improvvisamente per una cirrosi epatica quando avevo 4 anni, ho visto mia zia Palmira partire per l’America e farsi suora oblate per una grande missione che la vede ancora oggi protagonista tra i giovani statunitensi. Di conseguenza mi ritrovai solo con mia madre a 11 anni e dopo… come il piccolo James del film, sono partito affascinato dal mondo colorato di Walt Disney ed ho iniziato a frequentare Los Angeles e poi Chicago e tante altre città tra i miei connazionali dove per anni ho partecipato e organizzato Feste italiane con grandi colleghi come Jose Elia e tanti altri.

    Il film lo considero un giusto mix che abbraccia varie esperienze di vita tra le quali quella sportiva, dove solo il sacrificio e l’impegno ti consentono di raggiungere risultati positivi, sia dal punto di vista sportivo vero e proprio, sia per la possibilità di sfuggire alle tentazioni di facili risultati. La reintegrazione, l’aggregazione, la comunità, la lealtà sono tutti temi propri e positivi del protagonista. Questo è il messaggio che mi sento, tra i tanti, di affidare ai giovani. Nel film abbiamo voluto fortemente utilizzare campioni di varie discipline sportive, a cominciare da Franco Columbu unico italiano ad avere vinto il Mister Olimpia due volte, (è anche coproduttore condirettore e interprete di quasi 70° titoli di film Terminator, Conan il Barbaro, Predator, Last Action Hero, e tanti altri), Ivano De Cristofaro anche egli sportivo di nascita e attore in seguito, ed in particolare sportivi non attori alla loro prima esperienza in un set come Alberto Sala, maestro di arti marziali orientali, Diego Calzolari, tre volte Campione del Mondo di Muaj Thay, e Alessandro Riva, campione di Wrestling. Nel nostro film si racconta la storia di James De Cristofaro, un futuro campione di pugilato, che seguiremo fin dai suoi primi passi al momento del suo primo incontro di boxe nella Little Italy, attraverso un percorso di immigrazione, sacrifici, deviazioni. E grazie ad un vero campione, Frank Columbu, verrà vissuto in modo surreale il recupero della retta via, attraverso un allenamento costante e difficile, che ho voluto documentare nei minimi dettagli affinché anche gli sprovveduti possano capire che un fisico ben costruito si forma con anni di duro lavoro e senza prendere sostanze dopanti. Non mi sarei perso per nessuna ragione al mondo la possibilità di poter girare in un unico piano sequenza un vero allenamento di Ivano De Cristofaro assistito dal suo personal trainer reale il fratello maggiore Eugenio De Cristofaro.

    Dreamland La Terra dei sogni è la storia di una sorta di Armata Brancaleone che, attraverso una serie di siparietti, vuole rivivere come in una favola temporale alcuni momenti istantanei di esistenza, suddivisa in tre segmenti: il 1951, 1970 e il 2011. Il primo rappresenta la partenza del protagonista dal paese di origine, la seconda la storia nella Little Italy, la terza li accomuna entrambi, con il ricordo di James a cavallo della sua Harley Davidson che sarà il filo conduttore dei vari episodi. La fiaba vede un continuo sovrapporsi di archetipi positivi, dal dialogo tra Frank, stile Geppetto falegname, attraverso il colloquio con i bambini, che saranno parte integrante della magia del film. Questi ultimi ci aiuteranno a comprendere il percorso di vita di James, dapprima uomo umile e lavoratore, poi aggressivo e senza scrupoli ed infine amico dei più piccoli e cavaliere paladino dei giusti. Il tutto è maturato a seguito di un lungo viaggio di pre produzione ed interviste eseguite da New York a Los Angeles agli Italiani in America di vecchia e nuova generazione. Abbiamo preso anche in considerazione lo studio di varie tesi di laurea in merito a questa tematica, affinché potessimo capire fino in fondo il loro carattere e naturalmente farci una nostra esclusiva idea per una soggettiva rappresentazione.

    Definiamo Dreamland una commedia fantasy. In alcuni momenti, grazie alla musica ricercata scritta per noi e curata nei minimi particolari, la “fantasy” viene ancor di più sottolineata anche attraverso le figure e i rumori (effetti speciali come nei cartoni animati) della parodia degli Italiani in America. Infatti, quasi in chiave surreale e comica, abbiamo cercato di sdrammatizzare i ricordi facendo sorridere il pubblico rendendo la storia in modo grottesco, raccontando la vita dei protagonisti in modo semplice e lineare, attraverso dialoghi più volte ripresi dalla realtà di tutti i giorni, senza dando alcun peso alla linea esecutiva ad esempio, della partita di biliardo o della violenza fisica in quanto tale, ma dando ampio respiro alla regola “no armi no mafia”, e via cosi, rispettando in modo addirittura pacchiano ed evidente l’accento dialettale e la propria fisionomia vocale, fosse anche balbuziente.


    2) Per quanto riguarda il botteghino possiamo ormai tirare le somme:
    com'è andato Dreamland?

    Ci saremmo aspettati qualcosa di più del 36° posto, del resto i cinema hanno avuto un calo di spettatori del 47%. E proprio per questo ritengo assolutamente gratuite e fuorvianti le aprioristiche critiche che ci sono piovute addosso. Forse con qualche polemica in meno e una settimana prima sarebbe sicuramente andata meglio e sarebbe stato solo il pubblico a giudicare. Sono altresì certo che le false e ripetute notizie espresse da più parti in ordine agli asseriti contributi pubblici milionari, decisamente false, ma apparse in rete su numerosi siti, abbiano inciso negativamente, condizionando ed allontanando il pubblico. Sono ulteriormente certo che uno sforzo maggiore di comprensione ed approccio più equilibrato anche della critica al film, avrebbe consentito un confronto leale che non avrebbe portato come conseguenza il doversi difendere da false e grossolane quanto diffamanti accuse.


    3) Perché avete deciso di ritirare il film dalle sale dopo solo due settimane?

    Non lo considero un ritiro! Era già strategicamente programmato, come solo alcuni addetti ai lavoro sanno, visto il periodo. E la sperimentazione in poche sale è stata l’uscita di qualche giorno, per poi farlo tornare al cinema ad ottobre, con una maggiore informazione da parte nostra su che cosa rappresenta Dreamland. Questo in quanto non abbiamo avuto l’opportunità di partecipare anche ad una sola trasmissione televisiva legata al cinema, vedi ad esempio Cinematografo, perchè sapevamo che sarebbe andata in ferie due settimane prima dell’uscita. Tanto è vero che abbiamo volutamente proiettato il film per la critica oltre quindi giorni prima dell’uscita, consapevoli di ciò che avrebbero scritto ma, ripeto, assolutamente inconsapevoli dell’attacco mediatico da parte dei bontemponi internauti.


    4) La notizia è che Rita Statte le chiede un bel po' di soldi (50mila euro)
    per "risarcimento e danno d'immagine".
    Cosa ci può dire a riguardo?

    Mi dispiace molto. Quando ho ricevuto la convocazione in Tribunale non volevo crederci ma purtroppo è sicuramente così ed ho affidato la difesa al mio legale di fiducia, al quale ho riferito e documentato tutto quanto accaduto. Mai mi sarei aspettato una simile conclusione, anche perché la pretesa della Statte potrebbe avere una pregiudizievole ricaduta su tutti noi.

    5) Inizialmente lei come ha reagito quando ha visto che il trailer del suo film è diventato un vero tormentone in Rete, preso in giro e paragonato a quelli di Maccio Capatonda?

    Siamo rientrati da Los Angeles io e l’attore Ivano de Cristofaro per presentare il film alla rassegna romana dell’Isola del Cinema e sinceramente all’inizio abbiamo sottovalutato la problematica e la virulenza che simili attacchi sulla rete possono produrre. Non siamo stati pronti ad arginare la fiumana di inesattezze e grossolane menzogne messe in rete, dove più volte è stato dato risalto ai fantomatici contributi che sarebbero stati elargiti. Contando sulla correttezza del nostro operato, ho ingenuamente creduto che la verità sarebbe facilmente emersa. In realtà non ho mai avuto occasione di contraddire e far sentire la voce di Dreamland. Anche per questo abbiamo conferito incarico allo studio legale per la tutela dei nostri interessi. Ad ammortizzare l’effettiva portata dell’accaduto ed a rendere meno drammatica la questione, ha contribuito la percezione che incontravamo persone che ripetevano alcune frasi del promo e ridevano con gusto. La rete poi mi ha dato modo di conoscere il personaggio Capatonda e il suo tormentone sui soldi ed a quel punto ne siamo divenuti i successori!

    6) Sempre per quanto riguarda il rapporto con la Rete e le reazioni del pubblico.
    In questi giorni si sta dando molto da fare nel commentare blog, forum e siti
    commentando per altro con il suo nome vero alle critiche che le vengono mosse.
    Come sta andando lì?

    Diciamo che avrei voluto guardare in faccia i miei interlocutori, in quanto la mia vita professionale si è sempre scontrata su fatti reali e su forti critiche; ho partecipato a vari programmi televisivi come la Vita in diretta e ho sempre preso le difese dei più deboli perchè non sono d’accordo su coloro che sono prevenuti, che siano giovani o meno, ma indubbiamente ci hanno colti all’improvviso in quanto lo spot era già due mesi che andava in onda sulle tre reti Rai.Poi è arrivata indubbiamente la scossa mediatica e tutti a ridere! Ripeto, questo è stato un bene per il film, ci ha fatto conoscere a molte persone e ha fatto parlare di noi ma poi i “terroristi mediatici” hanno fatto la loro parte e cosi anche una cer...

  • marco bevilacqua  - dreamland

    ;)

    ragazzi io l ho visto e posso dirvi che tutto sommato non é male... Certo l attore principale è una sola devastante così come la maggior parte degli attori... Se fosse stato doppiato, e con un attore principale vero la cosa sarebbe stata diversa.... Ma ahimè.....

    Sono curioso di vederlo doppiato...

  • Sebastiano  - ESSERE SE STESSI E UNA SCELTA E UN RICONOSCIMENTO

    E' STATA UNA VOLONTA' QUELLA DI UTILIZZARE DEI NON ATTORI RAPPRESENTATIVI DI SE STESSI AL FINE DIO DARE UN CARATTERE IDENTIFICATIVO DELL'IMMIGRAZIONE CON LA PROPRIA IDENTITA'.
    INDUBBIAMENTE LA BANDA INTERNAZIONALE AVRA' UNA VOCALITA' PIU' INCISIVA E DETERMINATA.

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