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Settembre 2009 - Anno I - Numero 3 - CARAVAGGIO - L'ARTE DEL SAPER FARE PDF Stampa Email
Scritto da Valeria Campana   
Venerdì 25 Dicembre 2009 23:21
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Il “genio” di Michelangelo Merisi vola sopra le menti delle certezze scontate, delle formule pregresse dell’“arte inscatolata”. Un “genio” che non si può misurare imbrigliandolo con migliaia di pagine scritte, né delineando regole parametri ed intenzioni di colui che ancora oggi non si è riusciti a comprendere del tutto.

Pittore nato a Milano nel 1571. Si forma presso la bottega di Peterzano, ove recepisce da un lato i modi del realismo lombardo e dall'altro del rinascimento veneto.
Avete capito di chi si tratta? Ma del CARAVAGGIO!

A 20 anni si trasferisce a Roma, dove inizia l’esecuzione di dipinti rappresentanti fiori o frutta, genere disprezzato dagli accademici del tempo perché ritenuti soggetti inferiori rispetto a dipinti in cui venivano rappresentate figure umane. Rivela la sua predilezione per soggetti popolareschi e musicali nei dipinti come I bari, La buona ventura, Il suonatore di liuto. Esemplare è il Canestro di frutta in cui rappresenta gli oggetti così come sono in realtà: la foglia secca, la mela bacata, senza cercare di abbellire la natura, ma rappresentandola così com’è. Il suo primo quadro di figure, arriva nel 1595 circa, è il Riposo durante la fuga in Egitto, nel quale è chiaro il richiamo ai grandi maestri bergamaschi e bresciani, e dove è altrettanto evidente il richiamo alla cultura romana.

Tra il 1606 e il 1607 Caravaggio vive nella città di Napoli, poi si trasferisce a Malta e viene nominato cavaliere. Il gesto rappresenta una riabilitazione per la vita sregolata dell'artista che dovette fuggire da Roma dopo aver ucciso un uomo durante una rissa.
Qui esegue quella che è la sua tela più vasta: la Decollazione del Battista. La scena è piuttosto spoglia, rappresenta un ambiente squallido, con colori spenti.

Dopo essere stato espulso dall'ordine dei cavalieri, fugge a Siracusa e poi anche a Messina, dipinge e conferma la sua tendenza a lasciare grandi spazi vuoti su tele di dimensioni notevoli. Nel 1609 è di nuovo a Napoli dove viene ferito gravemente, eseguendo comunque il Davide con la testa di Golia. Uno strano misterioso dipinto che svela casualmente, dopo quattro secoli, un messaggio criptato: Caravaggio chiede, con un doppio autoritratto, l’ultima supplica disperata al Papa, l’unico che poteva fermare la condanna di decapitazione che gravava sulla testa del Pittore.

Dal buio del dipinto, il Merisi si ritrae spettatore e protagonista della tragedia. Assiste inerme alla scena della sua morte come un fantasma, in una logica surreale (quattro secoli prima del surrealismo), e chiede a gesti, ormai rassegnato, la grazia che purtroppo non arriverà in tempo. Nel 1610, sulla spiaggia di Porto Ercole, morì di " febbre maligna".

Caravaggio non aveva ancora 39 anni, e solo dopo la sua morte arriverà la grazia con il permesso di ritornare a Roma.


VALERIA CAMPANA

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