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Novembre 2010 - Anno II - Numero 5 - Orodè, la Boheme pugliese PDF Stampa Email
Venerdì 03 Dicembre 2010 12:10
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Tutto ebbe inizio da un senso di ribellione, quello che gli fece abbandonare la facoltà di filosofia a Perugia. Perché non era di filosofeggiare che sentiva il bisogno, ma di toccare con mano la materia e di plasmarla per trasportare emozioni e idee in atto pratico e non solo dialettico. Le parole volano via, i concetti e le idee hanno bisogno di prendere vita e di essere vissuti. Per questo motivo la speculazione filosofica non poteva essergli sufficiente e la città ideale di Thomas More, Utopia, diventa quella di Vincent in Salento. Ve la ricordate, nel film Italian Sud Est? Un angolo di folle libertà di espressione, in cui chiunque può recarsi ad ammirare le meraviglie della poderosa mente umana e le sue infinite capacità creative. Fino a quel momento era stato un numero di matricola, ma a Vincent City divenne Orodè. Plasmando i più svariati materiali di cui sono composti i mosaici che rivestono l’intera casa del visionario salentino, ha scoperto che l’arte è a un passo dalle proprie mani, unita da un sottile filo alle sue emozioni e da allora Orodè non si è mai più sentito smarrito, non ha più avuto dubbi sulla strada da percorrere, quella che ogni giorno lo porta in nuovi luoghi e lo aiuta a scoprire sé stesso nel mondo e nella gente.

Nato a Taranto, Orodè è un pittore e mosaicista autodidatta, fondatore della FragmentArt, performer e teatrante per indole più che per scelta, si muove nel mondo vivendolo come un palcoscenico, un luogo nel quale sentirsi liberi di interpretare, ma anche di coinvolgere il pubblico in un‘ampia riflessione. Catarsi. Come in teatro, le sue opere aiutano l’osservatore a percorrere la strada della purificazione spirituale, attraverso un cammino nuovo, di riflessione e di partecipazione alle vicende umane di portata universale.alt

L’arte di Orodè danza con l’essere umano e con i suoi stati d’animo, molteplici nei singoli individui che abitano le sue opere. I personaggi sembrano spogliati di uno strato di pelle, risultando nudi e veri, senza trucchi. Ombre e luci nei tratti svogliati rivelano stati d’animo intimi e interiori, come una mosca l’artista spia i propri protagonisti nei loro momenti più intimi, quando pensano che nessuno possa vederli, quando sono al riparo dal mondo e non devono interpretare nulla. Le donne sono vogliose e scomposte, gli uomini liberi dal proprio ruolo lasciano intravedere debolezze e celate malinconie. Come nei ritratti bohemiens del grande Schiele, su carta Orodè costruisce la propria poetica, in una sinfonia di personaggi attraverso i quali racconta la sua verità, inebriando l’osservatore con il tagliente profumo della realtà. Orgogliosamente estraneo alla politica del lavorare per “tirare avanti”, Orodè e la sua arte sono liberi e si alimentano di passione e determinazione. Senza sosta, dal 2001 realizza mostre personali e collettive di tecniche miste FragmentArt, in Italia e all’estero, in performance nelle quali il gesto di dipingere dal vivo coinvolge il pubblico nella realizzazione dell’opera in via estemporanea, con attori e musicisti che accompagnano e si fondono insieme nell’atto creativo.

Stay tuned!

ALESSANDRA DEL VECCHIO

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