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Gennaio 2010 - Anno I - Numero 7 - IL MERIDIONE NELLA PITTURA: Natale Filannino e la “Morfologia Costruttiva” PDF Stampa Email
Scritto da Admin   
Domenica 21 Marzo 2010 12:53
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Natale Filannino, che vanta origini barlettane, nasce a Reggio Calabria nel 1924 e muore a Firenze nel 1987. Passando per espressionismo e astrattismo, nel '72 aderisce al manifesto Nascita di una Morfologia Costruttiva.

Al suo impegno artistico ha affiancato per tutto il corso della sua vita quello politico–sociale.

 

D. La pittura di Natale Filannino si identifica nella Morfologia Costruttiva. Cosa l'ha indotto a fondare questa nuova corrente?


R. Spinto dall’esigenza di andare oltre gli schemi del figurativo, dopo l'esperienza del Segno Rosso, movimento fondato nel '64, e la successiva partecipazione al Moro, iniziò a sentire il bisogno di accostare al “fare artistico” il “fare scientifico”. Questo è stato alla base della Morfologia Costruttiva.

 

D. Che sentimento anima principalmente i suoi dipinti?

 

R. Natale rappresentava soprattutto il sentimento della curiosità, concretizzato in una continua ricerca, che lo condurrà, tra l'altro, dalle rappresentazioni di un mondo oscuro, che sapevano di malessere, caratterizzanti la sua opera verso la fine degli anni '50, alla luminosità che entra in gioco verso il '60, con i colori che diventano più chiari e gioiosi. L’astrattismo rende visibile l’utopia affinché l’utopia stessa possa essere recepita con gioia dal fruitore.

 

 

D. Natale è stato anche un uomo rivoluzionario: il suo intento sociale e politico veniva in qualche modo rappresentato nelle sue opere?

 

R. Attraverso il linguaggio figurativo Natale cercava prima di tutto di impegnarsi socialmente. Era un immigrato e il tema dell’immigrazione lo toccava particolarmente. Estraneo alla frenetica vita urbana, era un rivoluzionario nel gesto, nell’arte figurativa, attraverso quello che era il suo modo di esprimersi. Per lui l’arte non si poneva  il mero fine estetico di risultare gradevole, ma quello di fare della denuncia sociale.

 

D. Che concezione aveva delle donne?

 

R. Ha sempre lottato per la libertà e dignità delle donne, a partire dalle meridionali immigrate, riflettendo sulla loro emancipazione.

 

D. Qual è il ricordo più vivo, che meglio può descriverlo come artista?

R. Quando insegnava al liceo artistico era molto amato dai giovani perché vedevano in lui un vero maestro di vita e di insegnamento. Questo mi rende molto fiera.
Inoltre era un amico esigente e questo è quello che mi piace di più. Fino all’ultimo momento è stato eccezionale.

 

FRANCESCO SCATIGNO


 
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