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Tra Taviani, Kiarostami e Madden vince Segre PDF Stampa Email
Martedì 03 Aprile 2012 23:34
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Nell’ultima parte del Bif&st, i nomi e la presenza di Paolo Taviani, Abbas Kiarostami e John Madden, hanno sicuramente dominato la scena del festival. Il primo, in conferenza stampa, ha parlato del suo ultimo film, Cesare Non Deve Morire, premiato a Berlino con l’Orso d’Oro per il miglior film. La prima battuta del regista italiano ha riguardato proprio l’assegnazione di questo premio, a detta sua consegnato dopo 163 anni, la somma dei miei anni e quelli di mio fratello. Il film, ambientato nel carcere di Rebibbia, vede i detenuti mettere in scena il Giulio Cesare di Shakespeare. Taviani parla di una forte esperienza umana ed artistica e di unariscoperta assoluta di Shakespeare con la chiave di lettura dei detenuti che si sono rivelati come un qualcosa di più che semplici attori, dato che in alcuni i loro occhi, avevano già conosciuto l’omicidio. Alla domanda di chi scrive, sul fatto che il film rappresentasse per certi versi una vera e propria sfida, specie in questi tempi di basso profilo culturale e artistico, Paolo Taviani ha risposto che il cinema, in particolare il neorealismo, è come un albero. E quest’albero, che era rigoglioso e fruttuoso negli anni '50, si è pian piano appassito. Ma l’albero esiste ancora. Esisterà sempre. E nuovi germogli sono pronti a venir fuori, bisogna solo attendere”.

Nella Lezione di Cinema tenutasi al Galleria dal maestro Abbas Kiarostami, il regista iraniano ha voluto inizialmente complimentarsi con l’organizzazione del Bif&st, precisando che è molto raro che alle 9 del mattino ci sia una sala completamente piena e questo riflette la sua perfetta organizzazione. Il risultato di un buon festival si vede dai suoi partecipanti”. Dopo la proiezione del suo film Copia Conforme, il regista de Il Sapore Della Ciliegia, ha intrattenuto i presenti con alcune frasi pungenti e ricche di significato. I nostri film sono come i nostri figli. Alcuni figli, come nella realtà, diventano un po’ più in vista. Altri potrebbero essere timidi, per cui meno in vista, ma quando qualcuno nota anche questi altri figli meno in vista, per noi è molto importante”; e ancora Dobbiamo ringraziare tutti i programmi televisivi superficiali perché ci fanno capire che differenza c’è tra il cinema e la TV. Dobbiamo ringraziare la TV, che con tutti i serial fa stancare molto più velocemente ognuno di noi, rendendo l’andare al cinema un bisogno. E lì inizia il cinema”.

Ma è stato anche il festival di un altro grande esponente del cinema moderno, ovvero John Madden. L’autore di Shakespeare In Love, proiettato poco prima della sua conferenza, ha dimostrato una grande simpatia per il suo pubblico, concedendosi anche qualche aneddoto sulla scelta del titolo, La distribuzione era spaventata dal titolo e dalla presenza della parola “Shakespeare” all’interno di esso. Fortunatamente c’era anche “Love” che ha contribuito alla sua salvezza”. E parlando sempre del suo grande successo, ha confessato che il lavoro di sceneggiatura è importantissimo. Lavorare con gli autori contribuisce in maniera chiave al ritmo del film, lodando con questa frase il grande lavoro di scrittura che si trova dietro ad ogni buon film.

E buoni sono stati i film visionati in questi ultimi giorni del festival. Da segnalare anche alcuni documentari eccezionali, tra cui Mare Chiuso di Stefano Liberti e Andrea Segre, vincitore proprio della Sezione Documentari, con la storia di alcuni gruppi di profughi somali ed eritrei sbattuti come carne da macello fra l’Italia e la Libia.

Fuori concorso invece Michel Petrucciani Body and Soul, una sorta di perla tra i documentari che racconta la storia di quest’uomo straordinario, diventato famoso nel mondo intero non per la sua menomazione fisica causata da una malattia rarissima e che lo ha strappato alla vita in giovanissima età, ma per la sua musica e il suo straordinario talento, che una pur gravissima malattia non è riuscita ad ostacolare. Toccante e pieno di significato, il documentario è stato apprezzato moltissimo in sala, dove si è vista venir giù anche qualche comprensibile lacrima.

Tra i lungometraggi, Il Paese delle Spose Infelici di Pippo Mezzapesa, opera prima fuori concorso, ha ben impressionato per la trama e la buona prima regia del giovane regista bitontino. Una storia tutta pugliese, ambientata nel territorio tarantino, che racconta la storia di due giovani ragazzi di strada che approcciano alla vita, circondati da un ambiente pericoloso ma allo stesso tempo affascinante e da una ragazza misteriosa che li cambierà in modo inaspettato.

Tra i giovani debutti anche La Strada Verso Casa di Samuele Rossi. Presente in sala, il regista ha parlato della lavorazione del film e della presenza di numerose maestranze pugliesi sul set, dalla fotografia al montaggio.

Infine, in anteprima mondiale, è andato in scena Madrid, 1987, ultima opera di David Trueba. Il regista spagnolo, ascoltato in precedenza in conferenza stampa, ha parlato del suo film e del cinema, il quale secondo lui, in questo momento non permette intellettualismi o storicismi critici, se non superficialmente e che deve continuare a rappresentare la vita, perché il cinema può trasportare meglio di qualsiasi altra arte”. Il suo film racconta la spiacevole situazione in cui si vengono a trovare un vecchio e autorevole scrittore e una giovane studentessa di giornalismo, imprigionati nel bagno di una casa. Costretti a rimanere chiusi per un paio di giorni, i due parleranno di vita, di amore, di sesso, di politica, alternando piacevoli dialoghi a situazioni bizzarre e imbarazzanti, a volte anche per il pubblico. Definito dallo stesso regista un film claustrofobico, Madrid, 1987 vorrebbe anche far conoscere la prigione, per scoprire la libertà.

Passando ai vincitori ufficiali del festival, per il Miglior Film è stato scelto Io Sono Li di Andrea Segre; la miglior Opera Prima è stata identificata nel film La-Bas Educazione Criminale di Guido Lombardi; mentre per il miglior film del Panorama Internazionale, vince Atmen di Karl Markovics, Austria.

 

FABIO LELI

 

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