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Maggio 2010 - Anno I - Numero 11 - Ricuciamo… la città/Expo 2010 PDF Stampa Email
Lunedì 24 Maggio 2010 15:56
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Maggio 2010 - Anno I - Numero 11

Ricuciamo… la città

Quante delle nostre città medio-grandi si presentano tagliate in due da una linea ferroviaria? Quasi tutte viene spontaneo rispondere.  E quanti problemi genera questa situazione adesso in un momento in cui la domanda di mobilità, accessibilità e continuità del tessuto urbano assumono sempre maggior importanza? Moltissimi…

Riconnettere la città rappresenta un’urgenza e contemporaneamente un’occasione di crescita non trascurabile e, da qualche anno anche in Italia alcuni progetti lo dimostrano in modo concreto: ultimi i complessi delle stazioni di Parma e Bologna.

In qualche modo, anche a Bari si cerca di suscitare l’intereresse su questo tema con un concorso internazionale d’idee che sceglierà  un’ idea su come riconnettere diversi quartieri attualmente  separati (a Nord: Libertà, Murat, Madonnella; a Sud: Picone, Carrassi, San Pasquale) e tessere nuove relazioni per lo sviluppo futuro rella città.

Il concorso, promosso dal Comitato Civico Metropolibarese e diretto a giovani progettisti è prossimo alla conclusione, infatti a Luglio nella sala Murat (Piazza del Ferrarese) saranno esposti i progetti vincitori.

La sfida più grande, al di là della competizione in sé, sarà creare (obiettivo dichiarato dal comitato), un  ampio dibattito pubblico sul tema e più del dibattito, la condivisione da parte della città degli obiettivi connessi al progetto di riqualificazione urbana. Fattore, questo, alla base di qualunque ipotesi di intervento di tale portata.

ANDREA LUCIVERO


Maggio 2010 - Anno I - Numero 11
Expo 2010

Padiglione Italiano cercasi

 

L’esposizione Universale 2010 ha aperto i battenti già da tempo, ma poco si è pensato, forse, al bel padiglione italiano. Immaginato come un parallelepipedo compatto che rimanda ad antiche strutture cinesi come italiane, si presenta tagliato da direttrici geometriche che scandiscono gli spazi interni, casualmente come le asticelle di una partita di Shangai.

L’ identità del padiglione è rivelata dalle sue pelli diverse e complementari: quella in calcestruzzo che suggerisce solidità e fermezza; quella vetrata che riflette il paesaggio, alleggerisce, protegge l’interno quando l'altra si frattura. La pelle cementizia, sottile ma sorprendentemente semitrasparente qui e là grazie all’addizione di polimeri trasparenti; la pelle vetrata, concentrata  nel foyer per incuriosire il visitatore.

Il disegno complessivo, netto, concreto e attento ad aspetti di sostenibilità ambientale (risparmio e autosufficienza energetica, smontabilità, possibilità di riuso) ospita un allestimento espositivo minimale che accentua le tensioni suggerite dalle superfici inclinate interne. E proprio a questo punto va in crisi l’audacia composta della scatola: questa poteva essere supportata dalla scelta di simboli della cultura italiana diversi da quelli (canonici) che le foto ci dicono rappresentati in scala gigante: la sezione muraria di S. M. del Fiore, un palco teatrale, una riproduzione di De Chirico, un arco trionfale romano, un campo di grano provocatoriamente impiantato nel soffitto.

Ma i simboli saranno esatti, sono io a sbagliare: basta domandarsi se e quanta Italia sia ancora tutta intenta a indagare la calce tra i mattoni di Brunelleschi; quanta Italia resti attonita come una musa metafisica senza scommettere sul proprio futuro; quanta Italia sia paradossale... come un campo di grano che spunta dal soffitto.

 ANDREA LUCIVERO


 

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