
| GENNAIO 2010 - Anno I - Numero 7 - LETTERA DI UN ORSO POLARE AGLI UOMINI DELLA TERRA |
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| Mercoledì 03 Marzo 2010 07:47 |
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Cari umani riunti a Copenaghen, mi rendo conto di essere l’ultima delle vostre preoccupazioni, ma forse un barlume di saggezza ancora potrebbe trasparire dalle vostre menti obnubilate dall’ossessione del profitto. Sono un orso polare e non saprei neanche dirvi più se sono maschio oppure femmina, tanto per dire di dove possa arrivare il danno biologico che state infliggendo al creato intero. Ma il problema più grosso è che qui per noi non c’è più cibo: per millenni i nostri antenati hanno cacciato le foche che venivano a respirare dai soliti buchi nel ghiaccio, sempre quelli, perché così va il mondo, e oggi tocca a loro e domani a qualcun altro. Ma da quando fa così caldo il ghiaccio si è disgregato e di buchi ce ne sono fin troppi, per cui le foche sbucano da tutte e parti e noi non siamo più in grado di mangiare. Che poi ne cacciavamo solo quelle che servivano, mica le stragi prive di senso che fate voi, per le pellicce poi, neanche per sopravvivere. Così io non so più che cosa dare da mangiare a mio figlio e ho difficoltà persino per me stesso. Gli sto però spiegando che tutta questa catastrofe non dipende dagli orsi polari e nemmeno dalle foche, ma da un'altra specie, la vostra, che ritiene di essere al vertice di una piramide sui cui nessuno l’ha mai messa. Noi così rischiamo l’estinzione, ma voi pure non ve la passate meglio, con quell’aria mefitica che respirate ogni giorno, con il caldo che fa e con le isole che spariscono per via dell’innalzamento del livello del mare a causa della fusione dei ghiacci. Mi sento perciò di darvi un suggerimento: cercate di farla finita con quelle emissioni di anidride carbonica e di altri veleni, non fa bene al resto dei viventi, ma neanche a voi. Fate cessare l’età del petrolio anche prima che finisca il petrolio stesso, respirerete meglio e noi potremo ricominciare a vivere. Mario Tozzi |






















