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Dicembre 2009 - Anno I - Numero 6 - AMBIENTE - "Quindici passi" verso la speranza PDF Stampa Email
Mercoledì 17 Febbraio 2010 10:26
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Quindici passi; una distanza irrisoria nella vita di tutti i giorni. Per gli abitanti del quartiere Tamburi di Taranto, invece, hanno un duplice significato: da percorrere in ripida salita quando è quella che porta alla giustizia, in discesa libera se si tratta della distanza che separa il quartiere dal cimitero di San Brunone e questo dall’Ilva, la “famigerata” azienda colpevole degli altissimi livelli di diossina (sostanza cancerogena) presenti nella città ionica.

In questa triste cornice si apre l’opera prima di Giuliano Foschini, scrittore barlettano che unisce ai toni sobri dell’inchiesta giornalistica, la forza evocativa delle immagini (e delle voci) di chi da questa vicenda ne esce tristemente vinto, dal bestiame alla popolazione, sino all’economia tarantina, in inesorabile declino.

Foschini ci aiuta a comprendere perché il disastro ambientale dell’Ilva sta diventando un pericolo per l’Italia e perché, qui in particolare, è in discussione la tematica della sicurezza sul lavoro. Tutto ciò grazie a un attento lavoro di ricerca tra i documenti giudiziari, di cui è resa un’attenta cronologia in appendice, alla quale si accompagna una velata ma costruttiva critica al mondo politico, incapace da circa 50 anni di dare una risposta a questo caso unico a livello europeo, che comporta per il Belpaese, oltre ai citati rischi per la salute, una multa di 700 milioni di euro all’anno per l’infrazione del Protocollo di Kyoto.





Di questo e molto altro abbiamo discusso con l’autore in una esclusiva intervista.

Lei ha definito questo libro frutto di un “rigurgito”. Perché?

 

Quindici Passi nasce da un impeto di rabbia, da un senso di impotenza nei confronti di cose talmente assurde da non sembrare vere e che invece vere lo sono. È l’apice e io spero anche il termine di un moto di ribellione contro la distrazione della politica, della società civile e anche del mondo dell’informazione. Ecco perché penso che sia un “rigurgito” da cittadino, prima ancora che da cronista.

 

Questo è stato il suo battesimo letterario: quanto è stato difficile, considerando la delicatezza dell’argomento trattato, scindere la formazione giornalistica dalla dimensione di scrittore?

 

Non è stato difficile, perché nel libro ho cercato di raccontare le cose che avevo visto, le storie che avevo ascoltato come ogni giorno faccio su qualsiasi fatto di cronaca. In più ho cercato di esplicitare meglio anche le emozioni che avevo provato, l’unica differenza rispetto al mio lavoro quotidiano.

 

I dati posti a compendio del libro sembrano dei necrologi più che una cronologia: a ventuno anni dall’avvio del processo contro l’Italsider, è ancora lecito sperare in un futuro migliore per Taranto?

 

Sì, altrimenti tutto questo non avrebbe senso. Sono ottimista perché riconosco un punto di partenza che è la legge regionale antidiossine approvata meno di un anno fa. La sfida è ora fare in modo che la legge sia applicata e poi rispettata: per farlo serve la competenza e la serietà dei tecnici, l’intransigenza della politica e la rabbia dei cittadini. Soltanto queste cose e tutte quante insieme possono, secondo me, fare in modo che davvero qualcosa possa cambiare.

 

Nel libro dà molto peso al fattore umano attraverso le dichiarazioni di bambini e malati, la parte più lesa della storia. Crede che opere letterarie e cinematografiche incentrate sul tema-uomo possano essere più efficaci di mille battaglie politiche per far emergere il dramma-Taranto?

 

Il tema-uomo mi inquieta troppo per poter dare una risposta all’altezza. Penso che il dramma-Taranto sia per i cittadini e per gli osservatori un trauma già abbastanza rilevante, che da solo porta tutto il peso della storia. Una storia che può davvero cambiare se cambiasse la parte più lesa di essa, mettendo appunto le storie delle persone davanti alla politica.

 

La ringrazio a nome di tutta la redazione di I Think, con la speranza che questo libro apra la via a una già brillante carriera.

 

 

LUCA GUERRA


“QUINDICI PASSI” verso la speranza… (RECENSIONE)

 

Quindici passi; una distanza irrisoria nella vita di tutti i giorni. Per gli abitanti del quartiere Tamburi di Taranto, invece, hanno un duplice significato: da percorrere in ripida salita quando è quella che porta alla giustizia, in discesa libera se si tratta della distanza che separa il quartiere dal cimitero di San Brunone e questo dall’Ilva, la “famigerata” azienda colpevole degli altissimi livelli di diossina (sostanza cancerogena) presenti nella città ionica. In questa triste cornice si apre l’opera prima di Giuliano Foschini, scrittore barlettano che unisce ai toni sobri dell’inchiesta giornalistica alla forza evocativa delle immagini (e delle voci) di chi da questa vicenda ne esce tristemente vinto, dal bestiame alla popolazione, sino all’economia tarantina, in inesorabile declino. Foschini ci aiuta a comprendere perché il disastro ambientale dell’Ilva sta diventando un pericolo per l’Italia e perché, qui in particolare, è in discussione la tematica della sicurezza sul lavoro...Tutto ciò grazie a un attento lavoro di ricerca tra i documenti giudiziari, di cui è resa un’attenta cronologia in appendice, alla quale si accompagna una velata ma costruttiva critica al mondo politico, incapace da circa cinquant’anni di dare una risposta a questo caso unico a livello europeo, che comporta per il Belpaese, oltre ai citati rischi per la salute, una multa di 700 milioni di euro all’anno per l’infrazione del Protocollo di Kyoto.

Di questo e molto altro abbiamo discusso con l’autore in una esclusiva intervista…


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