
| FRANE ANOMALE |
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| Martedì 22 Dicembre 2009 15:21 |
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NOVEMBRE 2009 - Anno I - Numero 5
FRANE ANOMALE In Italia muoiono, per frana o alluvione, sette persone al mese e ogni tre quarti d’ora il terreno smotta in tutta la penisola, visto che quasi la metà del territorio è a rischio idrogeologico. Le frane attive di una certa dimensione -dagli anni Venti a oggi- sono state circa 15.000; nello stesso periodo si sono verificate almeno 5.000 alluvioni di rilievo. Nella sola Emilia Romagna sono state però censite almeno 30.000 frane anche antiche, come a dire che questi sono i fenomeni naturali più diffusi in Italia dalla notte dei tempi. Ma dietro i numeri si annida il motivo per cui le frane si trasformano da fenomeni assolutamente normali, dovuti alla presenza di montagne e alle piogge, in catastrofi. E, da questo punto di vista, non c’è spaccatura più profonda fra Nord e sud. Prendiamo la Campania, dove avviene circa il 15% del totale nazionale delle frane, e quasi il 7% delle inondazioni. Qui 230 comuni su 551 sono a rischio e le vittime per questi due eventi, negli ultimi 50 anni, sono state quasi 400 sulle oltre 4.000 nazionali, con circa il 50% del territorio vulnerabile. Prendiamo poi il Trentino, che sfiora l'86% del territorio a rischio -in vetta alla graduatoria-,o le Marche, che arrivano all'85%, o il Friuli, che è ben sopra il 50%: qui le vittime sono molte meno o sono addirittura assenti. Nel Mezzogiorno quel rischio potenziale si traduce più spesso che altrove in catastrofe perché il rischio idrogeologico è aggravato o addirittura creato ex-novo da una quantità incredibile di nuove costruzioni, da kilometri di strade, da disboscamenti insensati e da incendi mirati e, infine, da condoni edilizi che da noi risultano più scellerati che altrove per via della giovinezza geologica del territorio. E tutti questi fenomeni al Sud acquisiscono proporzioni insopportabili. Per tutte queste ragioni nessuno deve più neppure pensare a costruire un ponte nella zona più fragile d’Italia (per le frane e per terremoti), la cui situazione ambientale ne sarebbe irrimediabilmente compromessa. Il ponte sullo stretto sarebbe uno schiaffo insopportabile per chi è morto nel fango nella moderna Italia all’inizio del terzo millennio. MARIO TOZZI
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