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Maggio 2010 - Anno I - Numero 11 - RECENSIONE: NATO: COLPITO E AFFONDATO ... (E MESSO A TACERE)…/Intervista a Gianni Lannes PDF Stampa Email
Scritto da Admin   
Martedì 25 Maggio 2010 17:16
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RECENSIONE

NATO: COLPITO E AFFONDATO ... (E MESSO A TACERE)…

 

Il 4 novembre del 1994 nell’Adriatico orientale cinque uomini, con il loro cane, pescano come sempre. Il Francesco Padre, la loro barca, ora è un rantolo contorto e i loro corpi giacciono in fondo al mare. La vicenda rientra tra quelle su cui vige il segreto di Stato. Quella notte, in quelle acque, era in corso l’operazione della Nato Sharp Guard...

LETTO DA I THINK:  La storia del Francesco Padre non è nota a tutti. In Nato: colpito e affondato (2009, ed. La Meridiana, 219 pagg.) si narra che la notte del 4 novembre 1994 il tratto di mare Adriatico, in cui i pescatori di Molfetta navigavano, era molto affollato. A dare l’allarme per l’esplosione che fece affondare la barca fu un velivolo nordamericano. La fregata spagnola Baleares raggiunse la zona per prima ma via radio le fu anche impedito il primo soccorso. Il tutto mentre la Jugoslavia era posta sotto l’embargo della Nato e tutte le vie di comunicazione erano sotto il controllo militare dell’Alleanza Atlantica. L’inchiesta fu archiviata nel 1997, attribuendo opinabilmente ai cinque pescatori la responsabilità dell’affondamento perché, ipotizzarono i magistrati, trasportavano esplosivo. Nello scorso Febbraio l’indagine è stata riaperta sull’ipotesi di omicidio volontario.                                                                                                                              Il giornalista e fotografo freelance Gianni Lannes ha dedicato la sua opera alla memoria delle vittime della tragedia del Francesco Padre, nel tentativo di richiamare l’attenzione della magistratura sulle mille ombre di questo caso. Nel testo si delinea un “filo rosso” tra questo mistero e altri avvenimenti poco chiari che hanno coinvolto la giustizia italiana negli ultimi anni, da Ustica alla morte di Ilaria Alpi: su tutti vige il segreto di Stato, un vero e proprio “muro di gomma” giuridico.

LUCA GUERRA

 

 

 



Intervista a Gianni Lannes

 

 

Il titolo del primo capitolo, Giochi di guerra offre un’interpretazione a priori dello scrittore in merito alla storia del Francesco Padre. Ma l’uomo Gianni Lannes che idea ha di questa vicenda?

 

Giochi di guerra non è un’interpretazione dei fatti, bensì una ricostruzione meticolosa, prove alla mano di quella tragedia insabbiata dalla Nato e dai governi italiani. Tant’è che la Procura della Repubblica di Trani ha acquisito proprio il mio libro per riaprire il caso. Dal mio punto di vista squisitamente umano si tratta di una strage impunita. Ho cercato per anni la verità per farla emergere alla luce del sole.

 

Nel libro si riportano svariate testimonianze, da quelle dei parenti delle vittime, ai colleghi, persino ai “maestri d’ascia” che hanno presieduto alla costruzione dell’imbarcazione. Com’è riuscito a rapportarsi alla sofferenza che trapela dalle parole di queste persone?

 

Il 4 novembre 2008 ho pubblicato sul quotidiano La Stampa una sintesi dell’inchiesta nuda e cruda. Da quel momento ho navigato a vista nel dramma dei parenti delle vittime. Comunque ero giunto al termine dell’inchiesta. Solo allora ho lasciato briglia sciolta all’empatia. Ho evitato la retorica del dolore che, dal 1994, si consumava ritualmente, calpestando la dignità dei vivi e di quei morti trucidati dall’Alleanza atlantica anche grazie alla copertura dello Stato maggiore della Marina Militare Italiana.

 

Di contro, nelle parole di chi ha collaborato durante l’indagine (il Gip, i magistrati e i procuratori), si legge tra le righe del “burocratese” un alone di oscurità, sempre teso alla contraddizione e mai a portar luce sulla vicenda. C è qualcosa che l’ha infastidita in particolare?

 

Mi ha toccato particolarmente l’ignoranza abissale e la mancanza di pietas di quei magistrati in particolare e nello specifico.

Lei è un giornalista: come ha vissuto da professionista il confronto con una parte di popolazione molfettese che, come si riporta anche nel libro, sentiva quasi quotidianamente in tv e giornali accuse e calunnie nei confronti dei defunti? Come ha “conquistato” la loro fiducia?

 

Mi sono accampato per lungo tempo a Molfetta, senza dare però nell’occhio. Con discrezione ho osservato ed ascoltato soprattutto la marineria, ma anche altri attori decisivi. La fiducia si conquista con il buon esempio e con la coerenza, combattendo in prima linea e a volto scoperto senza fare sconti a chi detiene il potere.

 

In conclusione, Nato: colpito e affondato è il racconto di una storia di (in)giustizia ancora in divenire: ma in Italia siamo davvero tutti uguali di fronte alla legge?

 

Nel Belpaese chi detiene il potere economico e, in seconda battuta politico, è sicuramente un privilegiato in ordine al rispetto della legge. La tragica vicenda del Francesco Padre illumina la vasta zona d’ombra di uno Stivale a sovranità limitata, dove in nome dell’affarismo e delle egemonie geopolitiche si massacrano impunemente (o quasi) degli innocenti.

 

LUCA GUERRA

 

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